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Contest - incontra il vero eroe

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Commenti

  • bait117bait117 Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Baiter - Scheda biografica

    Nome reale: inesistente

    Madre biologica: sconosciuta - dispersa

    Padre biologico: sconosciuto - morto

    Madre adottiva: nessuna

    Padre adottivo: code name "Omega"

    Luogo di nascita: villaggio di ubicazione sconosciuta

    Luogo di crescita: dintorni di Luskan, nessun luogo fisso riconosciuto

    Professione attuale: Ex-cacciatore di taglie, assoldato al pari di un mercenario scelto per rinfoltire i ranghi dell'esercito extra-ordinario di Neverwinter, creato in seguito all'emergenza di guerra.

    Origine e storia: di Baiter si sa solo che naque in un villaggio di nome ignoto che si suppone essere esistito ai confini delle terre di Luskan. Quando un nobile locale comprò la terra su cui sorgeva il villaggio per costruire una residenza con piantagione privata, nacquero dei contrasti con gli abitanti, che rifiutavano di abbandonare le proprie case.
    Il nobile decise allora di ricorrere ad una setta conosciuta da tutti a Luskan, nata come composta da cacciatori di taglie ma di fatto aperta a incarichi da mercenari se ben retribuiti. Tale setta non ha un nome riconosciuto, e i membri vennero quindi successivamente identificati col semplice appellativo di "strangers".
    Gli strangers in una sola notte e nel silenzio piu profondo attaccarono e fecero "scomparire" ogni abitante del piccolo villaggio, tranne i bambini più piccoli, che venivano prelevati e riaddestrati come membri degli strangers. Tra questi c'era anche un bambino strappato dalle mani fredde del padre, troppo piccolo per essere ucciso, ma abbastanza grande per ricordare la scena a cui aveva appena assistito. Quel trauma, sempre impresso nella sua memoria tra incubi e ricordi, ne irrigidì e forgiò velocemente il carattere, aiutandolo con il futuro addestramento cui venne sottoposto e da cuì ne uscì come uno dei più promettenti, uno dei leader tra i suoi coetanei.
    Ora, al momento dell'adozione forzata nella setta, ogni ragazzo perdeva il proprio nome fino alla fine dell'addestramento, affinchè poi, una volta formatosi e rinato come guerriero, potesse guadagnarsene uno in battaglia.
    Il ragazzo, ormai guerriero, rivelò in battaglia un innata abilità nel circuire i nemici, provocandoli e continuando a perseguirli per attirarli in luoghi prestabiliti, facendo da esca per procurare vantaggi strategici, e si guadagnò così il nome di Baiter ("l'aizzatore").
    In seguito, divenuto una figura prestigiosa nella setta, continuò la sua carriera dando la caccia a criminali ed evasi nella zona di Luskan, con percentuali di successo intorno all'87%, ed accettando saltuariamente incarichi di assassinii e di scorta.
    Quando un incaricato della corona di Neverwinter si mise in contatto con la setta per richiedere assistenza ben pagata, venne scelto e inviato un contingente di 50 guerrieri, tra cui Baiter (non è dato sapere la reale motivazione: alcune teorie dicono che gli anziani riponessero in lui grande fiducia per mettersi in mostra e costruire future collaborazioni con la corona, altre che la sua figura iniziasse a diventare scomoda e rischiosa per l'attuale leadership della setta).
    Rassegnatosi al suo fato, Baiter iniziò una carriera mercenaria al fianco di Neverwinter, tutt'ora in corso, combattendo per sopravvivere ma anche per uccidere, come gli era stato insegnato, armandosi e forgiando nuove alleanze ovunque andasse, forse per prepararsi a un futuro ritorno alla setta per reclamare la posizione che merita, o forse addirittura con l'ambizione di creare una nuova e migliorata setta personale.
  • vincenzos93vincenzos93 Avventuriero Post: 6 Arc Utente
    modificato febbraio 2014
    La storia di Zaraki non è diversa da molte altre storie di bambini in tempi di guerra,
    una guerra che logora la costa della spada da ormai troppo tempo,un orfano in cerca di pace , una pace che non troverà mai
    visti i tempi maturi che corrono. L'unico suo ricordo della sua famiglia è nella sua casa insieme ai genitori,Poco prima
    che partissero entrambi per unirsi ai soldati di neverwinter, dopodichè lui viene lasciato in una casa rifugio per bambini con una
    promessa di sua madre: ci rivedremo quando tutti i cattivi se ne saranno andati.
    Passano diversi anni, Zaraki cresce tra notizie di morte....devastazione e sconfitte. Lui ormai è consapevole della sorte dei genitori.
    Questa consapevolezza cambia Zaraki, comincia ad allenarsi con la spada, per poter un giorno diventare forte. Ma il tempo non è suo amico
    . Infatti una notte, dei banditi devastano la casa dove lui e altri bambini, tutti suoi amici,vivevano. Uccidendo tutti
    tranne lui,che, ferito gravemente ha la forza di invocare gli dei, preghiere che però... non raggiungono nessuno. Prima di chiudere
    definitivamente gli occhi, Zaraki compone un simbolo demoniaco sul pavimento col proprio sangue, da quel simbolo appare Asmodeus
    signore degli inferi, che stringe un patto con Zaraki:"concedimi la tua anima, e io ti darò la forza di ritrovare i tuoi genitori e
    vendicare i tuoi amici" Zaraki accetta , e , con ghigno soddisfatto, asmodeus afferra per il petto Zaraki rialzandolo dalle fiamme e
    donandogli una forza che neanchè lui stesso si aspettava, scomparendo asmodeus sussurra: "ci rivedremo presto"
    Zaraki esce dalla casa in fiamme, con corpo e mente mutata, massacra quei banditi nasher che hanno distrutto i suoi amici, e mentre
    devasta i corpi di quei banditi sembra che Zaraki sia felice di quello che sta facendo, aumentanto la sua sete di sangue.
    Ogni arma che tocca si trasforma in una "Lama Terrificante" che lui stesso trasmuta, Giorno Dopo giorno Zaraki uccide e massacra
    banditi,orchi,demoni,mutanti,drow...Fino ad un giorno, dove incontra per la prima volta sul campo di battaglia, Valindra.
    regina dei Thayan. Appena Valindra incontra Zaraki
    Dice queste parole:" ahahahah riconosco questa puzza di sangue umano , io ho ucciso i tuoi genitori, ahahahah. Appena Valindra termina
    la frase Zaraki le salta alla gola con la sua lama, lama che non raggiunge Valindra poichè quest'ultima è troppo forte da battere da solo.
    Allora Zaraki ingaggia un gruppo di guerrieri che hanno lo stesso scopo: ucciderla. Ma queste persone non conoscono L'anima corrotta di
    Zaraki,che, appena raggiunto lo scopo non avrebbe esitato nell'ucciderli tutti. Il gruppo è forte, sconfiggendo orda dopo orda i non morti
    a protezione della torre dove Valindra si rifugia. Arrivati nella sala dove è situata Valindra , Zaraki mostra tutta la sua rabbia tentando di
    nuovo di ucciderla da solo, questa volta però è accompagnato da un gruppo di guerrieri forti e valorosi quasi quanto lui. Insieme
    riescono a mettere in seria difficoltà valindra che tenta in tutti i modi di ucciderli, alla fine Valindra viene sconfitta, e la sua anima
    scappa nascondendosi in un cristallo. A questo punto Zaraki non soddisfatto si avventa sul resto del Gruppo, fermato però da asmodeus
    stesso che chiama Zaraki e la sua anima a se , poichè è stato rispettato il "patto"che lui ha siglato . Zaraki tenta di lottare, ma Asmodeus riassorbe
    tutto il potere che gli aveva donato. Ormai lui si rassegna al fatto che non rivedrà mai i genitori,quindi è giusto che paghi con
    le pene dell'inferno tutto il male che ha commesso. In un istante però una luce accecante avvolge asmodeus facendolo sprofondare nel terreno da
    dove era uscito. Quella luce è lo spirito della madre di Zaraki . Dicendogli che è stato perdonato per tutti i mali che ha commesso.
    Riabbracciando il figlio dona una forza celestiale a Zaraki che trasforma il suo corpo e il suo equipaggiamento, in armi celesti
    con un aura di luce in grado di scovare il male. Dopo Aver fatto questo Ella Scompare lasciando Un nuovo Zaraki. Che lotta per il
    bene contro le forze di Valindra che, Celata nel suo cristallo, è ancora forte. Zaraki è pronto , Ha gia sconfitto una volta Valindra
    ed è in grado di sconfiggerla ancora.
  • pejelpejel Avventuriero Post: 24 Arc Utente
    modificato febbraio 2014
    - Biografia di Pejel II - GWF, Femmina , Umano

    La mia storia mi è stata tramandata. Non ho mai conosciuto i miei genitori, né desidero aver notizie di loro.
    Nacqui il giorno ventinove del mese di Tarsakh - ignoro l´anno ed ignoro il luogo - proprio mentre la Spellplague affermava la sua purulenza e gli anni gementi concludevano il loro cammino. Mio padre, un nobile di nobili origini stava perdendo il suo regno. Condottiero per natura ma non per fede, forse affetto dal morbo egli stesso, cercava a tutti i costi di preservare quel poco che rimaneva del suo corrotto reame.
    Mia madre non ebbe infanzia felice, fu data in sposa per una mera alleanza, che si risolse con la disfatta del suo futuro regno. Crebbe immaginando amore e compassione, felicità e clemenza, ma il suo ventre, privo di fertilità, fece sì che la sua vita si trasformasse in morte annunciata.
    Mio padre conte XVII di una dinastia ormai estinta, non rassegnandosi all´assenza di un rampollo, cercò rimedi improbabili e pozioni miracolose in un atroce momento in cui, ogni pozione ed ogni rimedio conducevano al nulla.

    In segretezza, mentre i suoi eserciti perivano, con l´inganno irretì mia madre, che bevve l´amaro liquido.
    In angoscia, mentre i suoi eserciti marcivano, attese nove mesi.
    In silenzio, mentre urlavano gli appestati, mio padre assistette al parto.

    Pejel I doveva chiamarsi il rampollo, ed egli, nuovo delfino, avrebbe dovuto riscattare il regno ormai perduto.
    Tre levatrici assistevano mia madre, cercando di alleviare il suo dolore. Così´in tempi oscuri, senza emettere lamento, venne al mondo Pejel I. La levatrice avvolgendolo in candidi panni di gioia lo porse a mio padre, che al chiarore della luna, lo sollevo verso il cielo, tremante d´emozione.
    Ma l´insanguinato panno cadde, e un pallore di morte gelò mio padre: ad i suoi occhi apparve una bambina.
    Il silenzio che attraversò la stanza parve una coltre di neve, i secondi durarono secoli, poi infine l´urlo, il gemito, la rabbia.
    Afferrò per i capelli la levatrice, mentre con l´altra teneva la bimba, sempre in silenzio si avvicinò alla finestra della torre, e sempre in silenzio le scagliò giù entrambe.
    Poi prese la sua cotta, la sua spada, il suo elmo e percorse i cancelli della morte.

    Da quel che so, mia madre, quasi dissanguata, non assistette alla tragedia. Ma le due levatrici, ripresesi dallo shock, videro che il secondo figlio stava venendo al mondo. Quella ero io, Pejel II, e seguì mia sorella, di cui non conosco il nome.
    Mia madre si spense, in silenzio, e prego per lei, che gli dei le abbiano donato il regno che tanto meritava.
    In tutta fretta fummo portate oltre i confini del regno caduto, dal mago di corte della famiglia di mia madre, lontano 10.000 anni dalla triste landa di nascita.
    Non conosco il nome di tale castello, ne conosco il nome del regno, mi dissero solo che giacemmo sotto incantesimo per 70 anni, assopite nel sonno del giusto. Mi dissero, in seguito, che tale era il tempo affinché la maledizione terminasse gli effetti nefandi su di noi povere innocenti, mi dissero che fummö divise per non incappare in una storia ciclica (non comprendo il significato), mi dissero che... mi dissero tante altre cose, ma ne ignoro il senso...

    La mia infanzia e la mia giovinezza la trascorsi nella nazione di Amn. Vissi, con colei che credevo mia madre, nella città portuale di Athkatla. Fui istruita nella nobile arte della spada e presto iniziai il mio apprendistato come guardiano di scorte presso il porto. Scrivo "guardiano" perché celai la mia vera identità di giovane pulzella.
    Ma la corruzione dilagava... e la gilda di mercanti cui prestavo i miei servigi non faceva eccezione: un nefando accordo con i I Ladri dell’Ombra legava pratiche truffaldine all´esercizio delle merci. Io lo scoprì e minacciai di farne parola al Consiglio dei Sei.
    Tornata a casa trovai mia madre in un lago di sangue... le sue ultime parole fecero luce su quel poco che c´era da sapere sul mio passato. Mi fece promettere di non celare mai più le mie sembianze, e di non indossare cimiero o elmo che nascondesse la mia vera identità. Appiccai il fuoco alla casa dopo la sua morte e scappai immediatamente prendendo con me solo pochi spiccioli.

    Vagai (per giorni? Secoli? Millenni?) in lande desolate e oscuri boschi senza una meta, la pazzia faceva capolino nella mia testa: ero una maledetta? Gli Dei volevano la mia fine? Poi mi accascia in preda a forte febbre e sognai innumerevoli sogni.
    Una fiera città, alte guglie, rumorosi mercati, possenti statue. Un monte avvolto tra fiamme. Pioggia di fuoco. La città distrutta è presto ricostruita. Un vecchio dalla lunga barba mi guarda con profondità. Ha un libro nero, di nere pagine. Un simbolo, un drago. Tra le pagine scorgo parole...

    ORDO!
    nero profondo...
    OBSCURI!
    Le pagine vorticose come tornado...
    DOMINI!

    Al mio risveglio giaccio in una capanna. Un mite druido si prende cura di me, mi riaddormento... lo stesso sogno.
    Passarono mesi, e quando fui in forma, pronta a riprendere il mio oscuro cammino, raccontai del mio sogno al venerando vecchio. Sulla città mi diede un’informazione: essa era Neverwinter. Sul libro e sulle parole no... forse dovevo sconfiggere quella setta per ritrovare la pace? Mi fornì una mappa e iniziai il mio cammino.

    Giunsi a Neverwinter sul far del crepuscolo. Stanca, sfinita, sporca, con pochi spiccioli in tasca. Vidi una locanda e vi entrai. Ordinai quel poco di vivande che potevo permettermi, poi sprofondai nella disperazione...
    Una figura celata da uno scuro mantello si avvicinö al mio tavolo, mi guardö con occhi misericordiosi e si sedette. Intravidi radiose e candide vesti sotto il pesante mantello. Emanava un’aura di tenue tranquillità, che inebriò il mio stanco spirito. Mi chiese come stavo (non domandò il mio nome), ed io non risposi, ma fissai la profondità dei suoi occhi e la bellezza del suo viso... era una Chierica... senza ombra di dubbio...
    Infine, in preda allo sconcerto, raccontai la mia storia... raccontai il mio sogno, raccontai la mia cerca... ad una sconosciuta! Cosa mi stava accadendo?
    Ella con benevolenza mi guardò e si presento: Tiamat era il suo nome. Poi lentamente scoprì dalle vesti una parte del braccio e poco a poco comparve un tatuaggio nero di nere parole... Ordo Obscuri Domini

    Il mondo precipitò... scostai la sedia e misi mano all´elsa della spada, era forse un mago rosso? Io stupida piccola idiota mi ero svelata!

    Ma Tiamat non si mosse, e un sorriso ristoratore attraversö il suo volto, iniziö a raccontare...
    Ordo Obscuri Domini, la gilda degli oscuri. La gilda di chi ha obliato il proprio passato, di chi avvolto dalle tenebre cerca un riscatto, ed ambisce a dominare gli eventi, la gilda di chi si e´ribellato alla sorte e per questo ne ha pagato un duro prezzo. Non tutto quel ch ´e´oro brilla... Ordo Obscuri Domini, la mia Gilda.

    Fui accolta quale sorella e figlia, e presto conobbi fratelli non di sangue ma di valori. Byron il giullare: allegro e fidato, Khul il nano: forte e possente nella sua coerenza, Harlequin il mago: che delle stagioni non condivide la sorte, Elrohir il ranger: la cui sua saggezza è bastione di forza, e tanti tanti altri, di cui il mio cuore ne e´pieno.
    Eppur una sorella mi manca, nel cuore...
    Ora attendo che il mio destino si sveli, e che le mie gesta, possano essere degne, di almeno un piccolo canto.
    Pejel II.

    P.S.
    Zenobia, il mio secondo PG, è in realtà la sorella di Pejel, ma ancora non si sono incontrate pur appartenendo alla stessa Gilda. Forse un giorno accadrà e si riconosceranno, e forse allora andranno incontro al loro destino...
    - Gilda Ordo Obscuri Domini -
    giocatore NW da maggio 2013
  • nimesysnimesys Avventuriero Post: 5
    modificato febbraio 2014
    MikaMale Chierico devoto legale buono

    Mi chiamo MikaMale. Sono un Campione Consacrato dell’ordine di Amaunator, il dio del sole e del tempo, e quella che mi cingo a scrivere è la storia di uno dei tanti personaggi che vagano per le terre di Nevrwinter, di come si conquistò il nomignolo “caparbia”, e di come si adopera nel curare le ferite di avventurieri ed eroi colpiti in battaglie contro orchi, elementali, pirati del cielo e altre creature mostruose.


    Il passato

    Nacqui in una delle tribù Uthgardt che popolavano la Valle grigia, ai piedi dei Monti delle stelle. Tra gli undici, il mio era il clan nomade del nord. Ci spostavamo lungo i confini con la Grande foresta, tenendo a bada le incursioni degli orchi, ed attaccando i loro insediamenti. Tribù di guerrieri valorosi, a volte truci, barbari, ma rispettosi delle gerarchie e rispettosi dell’onore altrui.
    Come tutte le donne, mia madre era impegnata tutto il giorno nelle faccende “domestiche”, ed era arrivato il tempo che anch’io incominciassi ad operarmi nello scuoiare la selvaggina e cucinarla; gli uomini tornavano sempre affamati dopo una giornata di caccia o una caotica e tumultuosa battaglia. Ricordo ancora mia madre maledire il giorno in cui mio padre non sarebbe tornato, facendoci perdere quell’onore del quale la mia famiglia godeva sino ad allora, e sputava nello stufato. Mio padre sarebbe stato il prossimo capo clan. E con tale rango doveva sempre essere il primo, nella caccia come in battaglia.
    Sarebbe stato. Ma non lo fu mai.
    Avevo consegnato al passato circa sei primavere, quando le nostre terre furono attaccate e distrutte da un esercito invincibile. Migliaia di esseri risorti da terre funebri invasero la nostra regione. Il mio clan fu uno dei primi a cadere. Sorpresi nella notte, la battaglia si esaurì solo alle prime luci del giorno, quando i non morti si ritirarono dimenticandosi alle spalle una distesa di corpi esanimi e la luna insozzata si sangue Uthgardt tramontare.
    Sola! Sopravvissuta perché nascosta da mia madre sotto un pentolone rovesciato. Trascorsi il giorno a piangere sulle spoglie della mia famiglia.
    Scese la notte. E mi si presentò lo spettacolo più aberrante che i miei occhi avessero potuto guardare. I corpi ormai lividi si stavano rianimando, alzandosi in piedi e strappandosi all’impasto di sangue coagulato e terra che li copriva. Terrore! Non so cosa mi abbia scossa, ma fu decisivo. Abbandonato lo stato di stupore catatonico che mi aveva conquistato, corsi veloce come un fulmine verso il mio nascondiglio metallico, nel quale la notte precedente rimbombava il fragore dell’acciaio e le urla dei miei fratelli che morivano. Potevo sentire i passi incerti dei “nuovi nati” sfiorare il pentolone: la paura di sbattere troppo forte i denti.
    Non so quanto tempo rimasi raggomitolata al sicuro del calderone. Tre, quattro giorni; persi la cognizione del tempo e della sopravvivenza. Piangevo e dormivo, dormivo e tremavo, tremavo e sentivo il mio cuore urlare sangue gelido nelle vene. Poi la cucciola venne stanata.
    Erano uomini, sacerdoti di Amaunator. Mi raccolsero e portarono con loro su nel nord, lontana dai ricordi dalla mia terra, dalla paura e dalla morte. Ci vollero mesi per “addomesticarmi”. Non mi fidavo di nessuno, i miei pensieri erano rivolti unicamente a quelle terre ormai lontane, ai volti familiari pietrificati in sguardi assenti. Negli anni seguenti, i monaci provarono a “civilizzarmi”, ad insegnarmi la coltivazione, a farmi studiare, a convertirmi. Ma il mio cuore era impermeabile, la mia testa ancorata al passato.
    “Cocciuta, ostinata, mula, fissata, testarda”. Così mi chiamavano. Ma come poteva una donna Uthgardt studiare, o peggio ancora, apprendere incantesimi? Si sa, noi della Valle grigia abbiamo sempre odiato gli incantatori arcani. Quello che non avevo avuto il tempo d’imparare dal mio popolo, però, era la differenza tra magia arcana e magia divina.


    Un giorno

    Era caldo, dopo una mattinata passata a preparare il pranzo, insieme ad altri sacerdoti del tempio, mi sedetti sul ciglio della porta. Il sudore scivolava sulle tempie, regalandomi brividi di frescura. Due sacerdoti si soffermarono a parlare poco lontano da me. Discorrevano animatamente su di un nuovo pericolo che minacciava il Faerun, e più precisamente l’ovest del continente. Le mie orecchie udirono più volte il nome di una certa Valindra, associato ad orde di non morti. L’ira e la vendetta presero il sopravvento, e sciolsero come acido la corazza di pietra nella quale continuavo a nascondermi da anni.
    Andai a parlare con il sacerdote che mi trovò, ormai anziano, e gli rccontai tutto. Sino a quel giorno ero stata sempre esageratamente egoista dei miei ricordi, e sentimenti. Il vecchio ascoltò in silenzio. A tratti sembrava che le sue labbra si stringessero in un sorriso spregiudicato, come se avesse già udito quelle parole. Finito il mio racconto, e non dopo una lunga pausa di silenzio, con angoscia scandivo il passare dei secondi sussultando ad ogni pulsazione del mio cuore, il vecchio mi disse che si, probabilmente quello subito dal mio popolo fu uno dei primi attacchi sferrati dall’esercito di Valindra.
    Decisi di abbandonare le tradizioni. Non potevo più vivere secondo i principi di una popolazione estinta; parte della mia anima era morta con i miei cari, ma loro risorsero. La mia anima no! Era ora che tornasse a nuova vita anche lei. Mi convertii. Studiai. Mi allenai fisicamente. Appresi i rudimenti della magia divina, nonostante tutti i sacerdoti affermavano che ormai ero troppo cresciuta per imparare.
    Passai altri tre anni migliorando le mie capacità, finche non mi concedettero il titolo di chierica: Mikaela Malentod, la caparbia. Ero la miglior allieva del tempio. Ma era ora di andare.
    M’incamminai verso sud. Le voci dicevano che la fiorente città di Neverwinter era presa d’assedio da forze oscure. L’unico modo per raggiungerla era arrivando via mare; fu così che m’imbarcai su di una nave. Eravamo vicini, molto. Ma qualcosa andò storto.
    Mi risvegliai su di una spiaggia.
  • septic91septic91 Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Septic era un ranger che fondamentalmente sparava frecce
  • renderfxrenderfx Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Nania Amanochen, una maga elfa agente della gilda delle Maschere della Notte in Westgate, fu esiliata dalla gilda per aver disubbedito agli ordini di un superiore, uccidendo alcuni membri di un clan di vampiri con i quali erano in atto importanti trattative.
    I membri piu' giovani ed inquieti della famiglia di vampiri, qualche giorno prima di perdere la vita per mano di Nania, aveva ucciso, quasi per gioco, un caro amico della maga, anche lui agente e impiegato sul campo.
    Quando Nania chiese ai suoi superiori il permesso di punire i colpevoli, gli fu negato, in quanto le trattative erano piu' importanti della vita di quel agente.
    Nania tento' in tutti i modi di placare la collera, ma, dopo qualche giorno, ormai ansiosa, si diresse al maniero dei vampiri per sistemare i conti.
    Non sarebbe mai riuscita a sconfiggerli se non fosse stato per l'aiuto di Render Faynolt, un ladro umano appartenente alla gilda dei Coltelli di Fuoco, anche lui in missione in quanto il clan stava colpendo ovunque in Westgate.
    Render si innamoro' immediatamente di Nania, anche se mai lo confesso', e per questo decise di seguirla, senza badare alle terribile ritorsioni da parte della sua gilda, quando lei gli disse che sarebbe andata a caccia di altri vampiri, visto che sicuramente a nelle Maschere della Notte non avrebbe messo mai piu' piede, viva, e maledi' l'intera razza dei vampiri,ritenendola responsabile.
    Dopo qualche anno Nania e Render erano degli abili cacciatori di vampiri , sempre in movimento per il Faerûn.
    Un giorno,seguendo le tracce di alcuni vampiri, arrivarono ad una fattoria nella Costa del Drago, e li trovarono i vampiri con ancora il sangue caldo sulle fauci, intenti a consumare il loro banchetto: una povera famiglia di contadini.
    Fu facile per i cacciatori eliminare le bestie, erano solo scagnozzi, ma quando i due si misero a indagare sul luogo, udirono il lamentolo di un neonato. Lo sguardo di Nania cadde sulla culla dalla quale proveniva il lamento. Una donna vi era riversa in cima, uccisa dai vampiri, probabilmente la madre, nel tentativo di proteggere il presunto neonato. Nania si avvicino' alla culla e scosto' la donna, rivelando una neonata, con gli occhi sgranati e con una rosa tra le mani. Inmediadamente si volto' e diede le spalle alla culla, ma gia' non poteva togliersi il volto della neonata dalla testa, e senti' che non avrebbe potuto abbandonarla, come normalmente sarebbe accaduto,e le diede il nome di Rosamunda.
    Render accolse con gioia questa decisione, nella speranza che la neonata avrebbe intenerito il cuore dell' elfa.
    E cosi' fu, e per qualche anno , seppur continuando a pellegrinare per il Faerûn, smisero di dare la caccia attivamente ai vampiri. Nania si concentro' nuovamente negli studi della magia, insegnandola con rigore a Rosamunda, e Render si occupava di insegnarle..., bhe, tutto il resto, e in cuor suo non si aspettava niente di piu' dall' elfa. Per qualche tempo si sono sentiti una famiglia, probabilmente.
    A dieci anni Rosamunda gia' seguiva i suoi genitori nelle battute di caccia al vampiro, che ormai erano ricominciate, sia perche' Rosamunda iniziava ad essere una abile apprendista, sia perche' a Nania la vita di famiglia gia' la soffocava.
    Le abilita' di Rosamunda si affinavano giorno dopo giorno, e Render vedeva, con piacere e timore, lo spirito di Nania negli occhi di Rosamunda.
    Nei periodi in cui Nania aveva bisogno di allontanarsi da tutto per studiare in solitudine, era quando Rosamunda e Render si trasferivano in qualche locanda di qualche piccola citta', spacciandosi per padre e figlia, adottando il cognome Addams, che a Rosamunda e' sempre piaciuto particolarmente. E' qui che Rosamunda ha scoperto le abilita' taciute di Render, e sempre da lui i dogmi di Mask, pendendo dalle sue labbra ascoltandone i racconti, e la bellezza dell'adrenalina che scorre nelle vene al delinquere, e, anche per questo motivo, erano sempre costretti a muoversi di posto in posto. L 'altro era perche' Render e Nania erano consapevoli di essere braccati sia dalle Maschere della Notte che dai Coltelli di Fuoco.
    Quando invece Rosamunda si trovava tra le mani di Nania, come allieva, sembrava una persona diversa, attenta, focalizzata e curiosa. Nania era orgogliosa di Rosamunda.
    Una notte Rosamunda senti' Nania e Render parlare, ignari di essere ascotati. Nania spiegava come degli assassini delle Maschere l'avevano rintracciata in uno dei suoi viaggi, e che presto li avrebbero incontrati, se non si fossero divisi.
    Quella stessa notte Nania sveglio' Rosamunda, che non si era mai addormentata, e le disse quanto era orgogliosa di lei, le accarezzo' il volto, e si allontano'. Rosamunda pianse perche' sapeva che Nania se ne sarebbe andata quella stessa notte.
    Render mantenne la promessa di non cercare Nania, e lui e Rosamunda si stabilirono a Neverwinter, passando il piu' possibile inosservati per qualche tempo, ma Rosamunda ormai aveva sete di conoscenza, e sapeva anche che Render sarebbe gia' stato sulle tracce di Nania, se non fosse stato per lei. Cosi', approfitto' del suo diciottesimo compleanno per annunciare a Render la sua partenza in cerca di avventura per continuare i suoi studi per affinare le tecniche di magia. I due si guardarono negli occhi e si diedero un forte e lungo abbraccio. L'indomani Rosamunda era gia' sulla strada diretta a Candlekeep con odio rinnovato nei confronti dei vampiri e non disposta a mantenere la promessa di Nania.
    Rosamunda e':
    _leale e generosa, ma solo con chi considera suo vero amico
    _coraggiosa
    _competitiva
    _pratica
    _inconcludente, cento ne inizia e una ne termina
    _distratta nelle faccende quotidiane
    _pessimo senso dell'orientamento
    _si butta a capofitto nei guai
    _ama le balestre, con le quali si e' allenata parecchio. E' la sua arma preferita in combattimento.
    _ama vestire scuro e usa vestiti pratici e da viaggio, piuttosto che tuniche. per questo e' alla ricerca di sarti elfi che gli possano confezionare un vestito da viaggio magico.
    _irriverente
    _non ama le regole
    _non si puo' definire di certo una dama, non sopporta i convenevoli
    _gli allineamenti caotici hanno un particolare fascino su di lei
    _gli piace infrangere la legge, da ragazzina sognava di diventare una ladra sfruttando le sue conoscenze in magia
    _e' attratta dai dogmi di Mask, ma non ritiene sia necessario essere malvagi per ottenere cio' che si vuole.
    _abituata a vivere all'aperto

    Rosamunda e' alta poco meno di un metro e settanta, grandi occhi castani come anche i capelli, che tiene quasi sempre legati in una grande coda di cavallo. Ha un sorriso furbo dipinto su un viso spolverato di lentigini, fronte alta e collo sottile.
  • djuros10djuros10 Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Era una notte senza Luna,il vento soffiava sibilante dal nord, e Vesper dormiva ignara dell'imminente massacro che avrebbe visto quel cielo buio. Con il favore della notte numerosi orchi, con a seguito i loro schiavi goblin, attaccarono e depredarono la città, uccidendo facilemente le poche guardie notturne, tutto si svolse troppo in fretta, gli abitanti ancora insonnoliti si svegliarono nell'incubo, a nulla servì la resistenza delle guardie corse alle armi, e dopo aver sbaragliato le difese della città, gli orchi massacrarono la popolazione uccidendo giovani ed anziani, violentandone le donne, e….

    …..e una di esse era mia madre!

    Conoscendo l’indole selvaggia che sarebbe potuta scatirure in me, cercò di allevarmi come un umano, mi insegnò la loro lingua ed anche altre loro usanze,ma di notte scappavo da casa per andare a cercare quegli esseri che tanto tempo fa violentarono mia madre. Ero riuscito a tenere con me, allo scuro di mia madre, una mazza chiodata ed equipaggiato solo con quella e protetto da semplici vesti di cuoio ed uno scudo di legno, incontrai, in una di quelle tante notti, una banda di goblin. Pieno d'odio mi lanciai in una furibonda battaglia, e ad un tratto, mentre stavo per colpire a morte una di quelle creature, nel mio animo sentìì un impeto che sfociò in un urlo:"GRUUUUUUUUUUUUUUUUMSH!" Non capìì cosa significasse quella parola ma mi sentìì sicuro di me ed invulnerabile, la nuova forza che mi era stata donata riempiva i miei muscoli di rinnovato vigore e di brutale forza le mie braccia, quella fu l'ultima notte di quei goblin. Il mattino seguente andai dal saggio del villaggio per chiedere informazioni,l'anziano uomo mi fece leggere antiche scritture ed appresi che Gruumsh era il Dio della Forza, Del Massacro ma soprattutto di quelli come me:i MEZZORCHI. Dio che quei libri descrivevano sconfitto in tempi remoti da un’entità chiamata Kargot capace di richiamare a se le anime dei morti sotto forma di costrutti dal nome di: MALKAVIAN.

    Dopo la solita notte passata fuori Vesper per addentrarmi nei boschi, al mio rientro vidi la città devastata, benchè fosse l'alba le colonne di fumo si alzavano ancora dagli edifici in fiamme. Corsi immediatamente con quanta più forza avevo nelle gambe e mi fermai davanti la mia casa, che adesso era ridotta a un cumulo di macerie, paralizzato da quella visione con l'odore acre del fumo nelle narici, vidi il cadavere di mia madre semisepolto da un asse del soffitto crollato. Pieno di ira corsi dai pochi superstiti e domandai loro chi avesse compiuto il massacro "goblin e dagli orchi" fu la loro risposta. Una cieca furia mi guidò a cercar vendetta e mi spinsi fino a delle montagne a Ovest di Vesper dove solo per pura fortuna, credo, riuscii a uscirne vivo. Ogni mio urlo era accompanato da un pesante colpo ogni fendente era menato per uccidere le creature oggetto del mio odio che cascavano attorno a me, cadaveri, sotto i colpi dettati dalla mia furia,ma dopo un momento di sbigottimento iniziale si organizzarono e soverchiandomi nel numero riuscirono ad avere la meglio. Mentre stavo per crollare, stremato, al suolo, sussurai qualcosa, ancora senza capirne il significato. Nel mio torpore, sentii che le ferite nel mio corpo a poco a poco si stavano rimarginando, e svenni!

    Fui risvegliato da una voce molto profonda, aprii gli occhi e vidi un guerriero come me : un MEZZORCO! Mi disse che la città dove mi trovavo era Cove, la nostra città, la città dei figli di Gruumsh! Fu il primo che incontrai, il primo che m’istruì nell’arte bellica, il primo che mi fece conoscere il passato della mia razza ed il primo a comprendere che quello che io reputavo fortuna ,erano poteri che il nostro Dio mi aveva donato, mi disse di usare sempre questo mio dono perché sarebbe cresciuto, e con lui la mia forza.Ed infatti, giorno dopo giorno, il mio dono cresceva, purtroppo non vidi più quel mezzorco che per primo mi stette vicino. "E se fosse stato Gruumsh in persona?" questo è il dubbio che sempre mi ha seguito. Negli anni che segiorono, guidato dai suoi insegnamenti, mi spinsi fuori Cove per apprendere da un mondo a me oscuro!

    Conobbi ben presto il volere dei MALKAVIAN, quella razza forgiata dal Dio che sconfisse Gruumsh, e per tale evento alcuni di loro mi vedevano come razza inferiore da schiavizzare.

    Conobbi gli usi di alcune razze del quale non conoscevo neanche l’esistenza:come i DROW, popolo dalla pelle color tenebra che vive in vere e proprie città nel sottosuolo. Imparai ad uccidenderne altre che alla sola mia vista diventavano aggressivi nei miei confronti: NANI, razza che, dai racconti del Mezzorco che mi addestrò a Cove, è la nostra nemica di sempre; gli ELFI, razza uguale ai DROW ma dalla pelle bianca e dalle diverse abitudini, e i SIRION, razza che esisteva solo per contrastare i costrutti di Kargot!

    Iniziai a combattere al fianco dei Malkavian, entrando in un loro ordine chiamato i Legios Mortem, spargendo terrore e scompiglio nelle razze a noi nemiche, facendo così sapere che c’era un mezzorco denominato l’Oscuro Verbo che lottava contro chi aveva sempre trattato la mia razza con disprezzo. Più erano importanti le mie gesta, e più vedevo arrivare miei simili a Cove!

    Dentro di me covavo anche la voglia di distaccarmi da quella razza che mi guardava con superiorità e che mi trattava alcune volte come un inferiore!

    Numerosi arrivi di altri figli di Gruumsh mi fecero prendere una decisione, ed iniziai a muovermi per rendere tangibile quel desiderio d’indipendenza dai costrutti di Kargot e così fondare una tribù dove cercare d’accogliere più mezzorchi di Gruumsh possibile e riscattare la nostra indipendenza facendo tornare FORTE come un tempo il credo di Gruumsh partii per Neverwinter.........
  • culumnculumn Avventuriero Post: 1 Arc Utente
    modificato febbraio 2014
    Nato in tempi remoti come protettore dei viventi e delle creature della foresta,nel regno elfico di Myth Drannor, Phantom vaga pel le terre per cercare di riportare ogni cosa al suo equilibrio primordiale ...
    persevera con i suoi studi per diventare sempre più forte come ogni arcanista e bensì sia un eflo del sole è riuscito ad accumolare le ricchezze degne di un re dei nani ed è sempre alla ricerca di nuovi oggetti per accrescere il suo potere. Dopo esser partito da Myth Drannor in cerca di sapere si e di avventure è naufragato e rotrovatosi a Neverwinter è stato preso dalla causa ed ha iniziato ad aiutare in ogni modo tutti coloro che ne avevano bisogno, ma nonostante il suo buon cuore ogni nemico ucciso ha iniziato a corromperlo e ogni oggetto prezioso faceva crescere la sua sete di sangue , tanto da entrare a far parte della gilda
    dei Midnight Assassins ma senza ottenere nessun cambiamento radicale.
    Ora persevera nell'opera di vendetta verso le creature malvage e si affida alla "signora della fortuna " Tymoran per ringraziare in ogni momento la dea che ha donato lui ogni cosa , anche una seconda possibilità di vita in queste terre così devastate dal male
  • eglor1234eglor1234 Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Biografia di Marc Shieldheart, Chierico Umano.

    Figlio cadetto di un’importante e ricca famiglia di Neverwinter, fui mandato fin da piccolo al tempio di Tyr dove presi i voti e venni introdotto ai misteri della preghiera, sotto la guida della Madre superiora Rachele. Ella fu sempre per me come una seconda madre, amorevole con i suoi discepoli e devota alla causa della chiesa. Col passare del tempo dimenticai la mia vera famiglia, colpevole di avermi abbandonato, e dedicai tutto me stesso a servire al meglio la benevola divinità alla quale affidai, senza riserve, il mio destino. Separati dal resto del mondo e protetti dalle possenti mura della città, apprendemmo con orrore delle terribili devastazioni apportate dalla spellplague, e ringraziammo Tyr per averci sottratto ad una simile oscenità.
    I giorni trascorrevano sereni al tempio, mentre la gente di Neverwinter ci riveriva e ci ricopriva d’oro richiedendo i nostri servigi. La mia adolescenza e la giovinezza si consumarono spensierate fra sontuose celebrazioni e solenni ricorrenze, giocando con i miei compagni adepti fino a quando, il rosso del tramonto sui tetti della città, non ci richiamava ai nostri doveri. Fu solo dopo circa 20 anni trascorsi dal mio ingresso al tempio, che un’ombra scura cominciò ad ottenebrare i nostri cuori, ammantando le felici atmosfere della chiesa con un grigio velo di mestizia. La nostra madre superiora, un tempo gioiosa ed indulgente, giorno dopo giorno cominciò a mutare il suo carattere dolce e mansueto, trasformando il sorriso che sempre amava rivolgere agli altri, in una smorfia di sofferenza. Incapaci di comprendere i motivi di un simile cambiamento e preoccupati per la salute della nostra guida, cercammo più volte di offrirle il nostro aiuto ma lei si rifiutava di affrontare la questione e col passare del tempo prese anzi a reagire violentemente, lamentandosi della veemenza delle nostre continue richieste. Ben presto però la sua salute continuò a peggiorare e man mano che il suo male cresceva, anche il suo carattere si faceva sempre più duro e scostante. Sconfortati dalla nostra impotenza, osservammo la nostra casa divenire ogni giorno più cupa, mentre nuovi e ben più gravi avvenimenti si preparavano a sconvolgere i nostri cuori già provati.
    Tutto cominciò con la scomparsa di uno dei nostri confratelli. Vane furono le ricerche mentre ognuno di noi cercava, suo malgrado, di risolvere il mistero. Egli era semplicemente svanito senza lasciare traccia e senza che nessuno ne avesse avuto il minimo presagio. Un giorno di inverno, trascorso che fu qualche tempo da quell’evento, mentre fuori un insolito temporale illuminava il cielo scuro con archi di luce spettrale, un urlo sgomento, lontano eppure riconoscibile nella sua pura follia inumana, squarciò il silenzio della preghiera nella quale eravamo immersi. Spaventati dall’accaduto ci interrogammo sull’origine di quella voce che, sebbene profondamente tormentata, alcuni tra noi dissero appartenere all’amico scomparso.
    Costernati dall’avvenimento fummo però, i giorni seguenti, confortati dal cambiamento della nostra madre superiora la quale, come un seme germogliato dopo un lungo inverno, riconquistò il suo antico vigore e la sua gioiosa bontà. Lieti di questa trasformazione dimenticammo presto il terribile evento che aveva funestato il tempio e ci dedicammo nuovamente ai nostri compiti. La felice parentesi fu comunque di breve durata e presto osservammo ancora una volta la nostra guida sfiorire ed ottenebrarsi. Questa volta la trasformazione fu ancora più subitanea e terribile a vedersi. I suoi occhi erano duri e spietati mentre le sue labbra, contratte in un ghigno, spesso proferivano oscenità inconcepibili al cui solo udire tutti noi rabbrividivamo sgomenti. Qualche giorno dopo anche il mio caro amico Joseph scomparve senza lasciare traccia, così com’era già accaduto in passato. Ancora una volta i nostri sforzi si dimostrarono vani e mentre il ricordo di quell’urlo continuava a tormentare i miei sogni, mi alzai una notte madido di sudore, sconvolto da un incubo, e cominciai a passeggiare per i bui corridoi deserti, incapace di riaddormentarmi. Mi affacciai ad una finestra e notai una luminescenza provenire dall’alta torre nord, il cui accesso ci era stato severamente interdetto. Colto da un improvviso timore e da una strana attrazione, decisi così di investigare. Mentre salivo le scale che conducevano alla stanza, senza motivo, provai una sinistra sensazione e mentre la pelle mi si accapponava pervasa da un brivido, ebbi paura. La porta era semiaperta, e quando la scostai, al cigolio dei cardini arrugginiti fece eco un lungo e tormentato lamento. Incapace di fermarmi entrai nella stanza pervasa da una sinistra luce di un verde malato, e seguendo l’origine del lamento mi ritrovai davanti ad una cella. Poco mancò che mi lasciassi scappare un urlo di puro terrore, quando vidi quell’essere accasciato al suolo, perché tra le orribile deformazioni e le piaghe purulente che devastavano il suo corpo, non potei non riconoscere nel triste sguardo che mi rivolgeva, gli occhi del mio amico Joseph. È difficile descrivere quello che provai in quel momento perché ogni sicurezza, ogni certezza mi abbandonò improvvisamente lasciando solo un nero vuoto di angoscia e di terrore, nel quale precipitò tutto il mio essere. Tremai squassato da ondate di follia, e mentre arretravo incespicando, sentì dietro di me una presenza. Le braccia mi furono serrate in una morsa d’acciaio che mi costrinse a girarmi e a guardare in faccia il mio assalitore, mentre un odore dolciastro si espandeva tutto attorno a me. La luce aumentò di intensità quasi a voler illustrare meglio quell’incubo nel quel mi trovavo. Ma non era una mostruosità quella che mi ritrovai ad osservare, bensì una figura femminile di ultraterrena bellezza, dai lineamenti perfetti scolpiti nel marmo da una languida mano d’artista; nei suoi occhi, nere pozze di nequizia, non riuscì però a scorgere nessun brandello di umanità e la loro malvagità era tale da lasciarmi inerme e senza fiato. Sebbene solo nei racconti di terrore, che da bambino ci venivano raccontati per illustrarci i pericoli degli inferi, ebbi conoscenza di tali terribile cose, ogni mio dubbio fu dissipato dalla grandi ali di corno nere che le si avvolgevano al corpo flessuoso, e fui certo, senza dubbio alcuno, di essere stato irretito da un diavolo. Ipnotizzato dal seducente intrigo della malizia di quell’essere, fui incapace di resistere e mentre un’ombra cadeva sulla mia mente, strappandomi dall’assurdità di quella situazione, udii una risata isterica lacerare l’aria e mi stupii di riconoscervi la mia voce.
    Quando riaprii gli occhi mi ritrovai legato nella torre, accanto a quello che compresi essere l’origine di quel bagliore verdastro: uno squarcio oblungo dai contorni percorsi da scintille serpiformi, era sospeso nel centro di uno strano disegno tracciato per terra con linee di un colore rosso scuro. Il debole crepitio che lo accompagnava, venne interrotto solo dai rumori dei passi della figura ammantata che ne uscì. Gli abiti fluenti mi erano ignoti per la foggia, come se appartenessero ad un’epoca lontana e ad una cultura ignota, ma la chiarezza del suono della voce che udii mi fece trasalire e quando mi scostai con disgusto dalla mano che cercava di scostarmi i capelli, la madre superiora Rachele, mi afferrò il collo sussurrando parole di minaccia alle quali non prestai però orecchio. Rise poi sonoramente vedendo il mio viso rigato da lacrime di rabbia e mentre si piegava platealmente per lo sforzo, la tiara che le ricopriva il capo cadde in terra, rivelando una grande piaga infetta là dove un tempo vi erano morbidi e lunghi capelli biondi. Compresi allora in tutta la sua crudele semplicità, il mistero che si celava dietro il cambiamento avvenuto nella nostra guida spirituale: il morbo che tutti fuggivano, e che eravamo certi di essere riusciti a confinare fuori dalle mura felici del nostro tempio, aveva infine allungato le sue orride dita, infettandola. Non ebbi però il tempo per pensare alle implicazioni che questa rivelazione improvvisa affacciava alla mia mente sconvolta; dal portale emersero altre figure ed ancora una volta un nauseante odore dolciastro di uova marce quasi mi fece dare di stomaco. Le loro grandi ali nere e i loro corpi statuari di donna, confermarono le mie più fosche paure. Completamente ignorandomi, come fossi nient’altro che polvere, gli esseri parlarono con voci inumane dalle quali però traspariva una certa premura. I tempi erano ormai maturi ed una nuova vittima avrebbe dovuto essere immolata per placare le nuove divinità affamate. Quello era il prezzo per contenere l’evolversi della malattia.
    Adeso finalmente comprendevo l’ilarità del destino che mi si dischiudeva innanzi: oltre alla propria anima la madre superiora doveva vendere anche i suoi adepti, i suoi figli… e me.
    Poco vi è da raccontare delle successive ore che trascorsi in attesa che il mio fato si concludesse: freddo, oscurità e un profondo silenzio interrotto solo da lamenti lontani e da un raspare che, ora dopo ora, minuto dopo minuto, sentivo avvicinarsi sempre di più. Pensavo che avessero deciso di consegnarmi ai famelici appetiti di uno di quegli abomini che infestavano la torre. Provai allora ad usare la forza donatami da Tyr per spezzare i legacci, per illuminare con la sua sapienza quel luogo di orrore, purificando con il fuoco sacro quell’empio abisso, ma ogni tentativo fu vano. Ammanettato, bendato e imbavagliato le mie preghiere rimasero inascoltate… e per questo, abbandonato persino dalla divinità alla quale mi ero consacrato, decisi di attendere inerme l’oscura fine che mi attendeva. Il raspare era adesso vicino, qualcosa di pesante e di grandi dimensioni, lentamente si avvicinava. Sentivo di non essere più solo e quasi mi sorpresi a provare una sensazione di calma e di pace nell’attendere l’ineluttabilità del mio destino.
    Un improvviso rumore sordo di passi pesanti e uno sferragliare metallico mi fecero trasalire, presagendo l’ingresso di un nuovo orrore diabolico corazzato. Nella penombra e nel freddo della cella la paura mi annebbiava la mente, e le orecchie mi fischiavano; un rumore di spada e un lacerare di carni che però non erano le mie, mi fece quasi svenire mentre delle mani forti e maldestre mi liberavano delle bende che mi nascondevano gli occhi. Ciò che vidi mi riempì di stupore, perché i lineamenti del viso della tozza figura rivestita di una pesante armatura, erano quelli di un nano rubicondo e dai denti spezzati che con la barba incrostata di cibo e col fiato puzzolente di birra:
    “Andiamo cucciolo di uomo impaurito, il mio nome è Khul e sono un nano guerriero dell’Ordo Obscuri Domini. Oggi tu non morirai, non ancora. Tiamat ti ha mandato a chiamare e non è bene farla aspettare”.
    Da quel giorno rinacqui a nuova vita, una vita fatta di battaglie e di onore, di sacrifici e di banchetti consumati insieme a nuovi e leali amici. Ora finalmente posso rivelare il mio nome e pronunciarlo ad alta voce al capezzale delle malvagie creature il cui sterminio è diventato il mio unico diletto:
    Il mio nome è Marc Shieldheart.
  • sunspreadsunspread Avventuriero Post: 5
    modificato febbraio 2014
    Luxor Sunspread nasce a Neverwinter, nell' anno del Trono di Malachite (1445 DR), lo stesso giorno in cui venne innaugurato Timehands, il grande orologio della più alta torre del palazzo dei Lord a Waterdeep. Figlio di un artigiano molto apprezzato per le sue lampade di vetro multicolore , Luxor ha goduto fino ai sei anni di una vita felice ed ordinaria, non agiata ma senza privazioni, grazie all'attività del padre e all'affetto della madre. L'anno 1451 DR, Maegera, un primordiale di magma tenuto dormiente nel cuore di Gauntlgrym ad opera dei nani Delzoun, viene ridestato da un'agente di Thay , provocando l'eruzione del monte Hotenow e la conseguente distruzione di Neverwinter. Il cataclisma colpì inaspettatamente la città, che aveva mantenuto sino ad allora inalterata la sua splendida architettura, nota ovunque per i rigogliosi giardini, le sue fontane e i tre ponti: il Delfino, la Viverna Alata e il Drago Addormentato scolpiti con tale dovizia da far loro assumere l'aspetto delle creature da cui prendevano il nome. Molto andò distrutto, per primi i ponti (escluso quello della Viverna Alata), togliendo la via di fuga a molti abitanti, che perirono imprigionati tra le mura della città, arsi dalle fiamme piovute dal cielo e inghiottiti dal terremoto che seguì l'eruzione del vulcano. L'anno della Conoscenza Disseppellita non solo portò via a Luxor la sua città natale, i suoi amici e la sua tranquillità ma lo privò anche del padre, che non riuscì a fuggire dalla catastrofe lasciandolo solo con la madre. Quando sembrò che la terra smettesse di tremare e il fuoco di ardere tra le rovine, molti tornarono tra le strade devastate di Neverwinter, cercando di ricostruirsi una vita, ma il destino aveva in serbo per loro una nuova piaga, i Thaytiani cominciarono ad assaltare la città, falcidiando gli sfollati per alimentare l'Anello del Terrore con nuove morti. Seguirono anni cruenti in cui Thay, Ashmadai e Shadovar cominciarono a contendersi le rovine di Neverwinter e ciò che era stato ricostruito intorno, denominato Nuova Neverwinter. In quel tempo Luxor, suo malgrado, si ritrovò faccia a faccia con mercenari ed avventurieri (soprattutto maghi) coinvolti in continui scontri, per il possesso di Neverwinter e i suoi superstiti. Durante tutta l'adolescenza ebbe dunque modo di conoscere cosa significasse essere un avventuriero e, nonostante l'opposizione della madre, di cercare la propria strada in quel mondo. Nell'anno della Benedizione delle tre Dee (1461 DR), dopo un'apparente pacificazione che vide prevalere Shadovar, ricominciò la prima ricostruzione di Neverwinter. Una delle prime strutture che si cercò di riportare all'antico splendore fu la Casa della Conoscenza, il grande tempio di Oghma, posto alla fine delle rovine del ponte Delfino. Dell'imponente struttura dalle mille finestre era rimasto ben poco, ma le pergamene conservate al suo interno rappresentavano una ricchezza per la città su cui basare la fiducia per la rinascita. Luxor cominciò a lavorare con gli addetti al recupero dei materiali dal tempio, per la loro catalogazione e restauro e più scavava, portando alla luce antichi manoscritti, più sentiva crescere il desiderio di apprendere quelle conoscenze, possederle e trovare in esse la forza per ridare a Neverwinter l'antico splendore. Ma i nemici non dormono mai, la pace fu breve, nuovamente orde di zombi di Thay e Ashmadai assediarono la città costringendo nuovamente i cittadini a difendersi. Shadovar rispose con a capo Herzgo Alegni il Tiefling, il quale grazie ad Artemis Enteri respinse i nemici oltre il ponte della Viverna Alata, guadagnando il favore dei cittadini, che liberati dall'oppressione di Valindra Shadowmantle, per prima cosa rinominarono il ponte in suo onore; ma senza accorgersene posero al potere un tiranno. In breve tempo per consolidare la sua posizione Alegni ammassò un armata presso Neverwinter, fondando la “Guardia bianca del popolo di Neverwinter” e la “Guardia nera Netherese”. Nonostante ciò assicurasse la ricostruzione della città, la pose sotto il controllo di un dittatore in continua lotta contro Thay. Un tentativo di assassinio nei confronti di Herzgo costrinse i Neverwinteresi a ridestarsi dal torpore e a rivoltarsi contro l'occupazione di Shadovar. In questa fase di guerriglia cittadina Luxor decise di agire e cominciando ad affiancare alcuni mercenari ebbe modo di mettere in pratica i rudimenti di magia, che aveva appreso al tempio di Oghma scoprendo di poter diventare un mago da battaglia. Nell'anno della Rinascita dell'Eroe (1463 DR) Neverwinter sembrò essersi resa indipendente e Luxor attribuì al destino che proprio in un anno con tale nome lui si fosse scoperto pronto a combattere per la libertà del suo popolo e a contribuire all'abbattimento di un tiranno. Forte dell'idea che fosse proprio il fato ad indicargli quella strada, decise di dedicarvisi con tutta l'anima, convinto di essere destinato a diventare un eroe.
    Con l'arrivo del Lord Dagult Nevember, autoproclamatosi Protettore di Neverwinter, Luxor teme in realtà che la città sia nuovamente finita nelle mani di un tiranno. Nevember sta facendo leva su sentimenti nazionalisti della cittadinanza, confondendola con imponenti restauri e ricostruzioni della città, ma in realtà la massiccia presenza di mercenari di Waterdeep e Mintarn non lascia presagire niente di buono e Luxor intende vederci chiaro. Molti scrivani attestano ora la discendenza del Lord al vecchio re Nasher, ma nelle carte che ha trafugato al tempio di Oghma durante i restauri non risulta niente di questa discendenza. Se Lord Nevember cerca eroi per la sua propaganda, Luxor è pronto a rispondere, ma solo per raggiungere quelle conoscenze che gli permetteranno di smascherare l'impostore e comprendere perchè appare così interessato a Gauntlgrym e i suoi segreti.
  • anacoreta74anacoreta74 Avventuriero Post: 6
    modificato febbraio 2014
    Biografia Taursil Chierico di Tempus

    Fareun….
    Quel lontano giorno d’inverno in quella piccola casa fatta si di legname riscaldata dal fuocherello scoppiettante , i fiocchi di neve che abbondano i prati ,un piccolo pianto interrompe il silenzio che avvolgeva la casa l’espressione felice di Felora rallegrava il forzuto Raimond , prontamente corse verso di lei abbracciandola , baciandola , prendendo colui che era complice di tale pianto .Solo una fievole parola uscì dalle labbra del Padre “Taursil”
    Il tempo passo per lunghi anni
    Taursil crebbe in una famiglia dove regnava la serenità ed il rispetto
    reciproco, la sua infanzia fu serena e priva di particolari scossoni, era un
    bambino irrequieto e prepotente ,fin dalla prima infanzia dimostrò una
    predisposizione per le armi e l'arte del combattimento, di tutti i suoi compagni
    era di certo il più robusto ed anche per questo si divertiva a fare il capo, in
    verità i suoi amici lo tolleravano loro malgrado poichè tutto sommato,
    nonostante tendesse a voler dominare, era un bambino generoso.
    Nel suo villaggio nel Fareun la sua famiglia era
    apprezzata per l'onestà e la generosità che riservava al prossimo, Raimond si
    chiamava suo padre, ed era un abile falegname, mentre la madre Felora si
    occupava della famiglia, e di tanto in tanto tornava al suo villaggio d'origine
    per portare delle pozioni che ella stessa era in grado di creare ,da esperta
    erborista qual'era.

    Solo nell'adolescenza Taursil conobbe i primi veri dolor i, Orion suo
    fratello maggiore, era partito all'avventura e ne aveva fatto ritorno in
    condizioni critiche , Taursil gli era stato accanto per notti intere senza
    riposare ,nel tentativo di vederlo guarire ma purtroppo il destino aveva già
    deciso e non vi furono speranze per Orion, nemmeno con l'aiuto delle pozioni
    curative che Felora aveva preparato con cura e amore. Questo rese il giovane
    Taursil sicuramente più riflessivo, ma per maturare dovette passare un lungo
    periodo di dolore durante il quale sembrava odiare l'intero mondo per quanto
    accaduto a suo fratello, solamente al sopraggiungere del suo diciassettesimo
    anno Taursil ritrovò l'equilibrio grazie all'arrivo del fratello di suo
    padre, un sacerdote di Tempus, con il quale strinse una profonda e sincera
    amicizia e che lo aiutò a capire quale fosse la sua vera
    strada. In Taursil si radicò profondamente la fede e comprese che avrebbe
    dedicato il resto della sua vita a rispettare i dogmi della sua religione.

    Lasciò la sua casa assicurando i suoi genitori che sarebbe tornato ogni tanto
    a far loro visita e ad assicurarsi che stessero in buona salute, e partì alla
    volta dei Reami cercando gli insegnamenti che soltanto una vita fuori dalle
    mura domestiche poteva portargli.

    La clessidra scorreva nel giorno 18 del mese Cupo dell’anno 1456 quando mi accingevo a tornare verso il tempio di Tempus per ristorarmi un po’.
    Con umiltà mi avvicinavo al Sommo, il quale mi dedicava del tempo per confortare i miei mali inconsci di un’infanzia già lontana , ma ancora viva di spettri di sventura
    Socchiusi gli occhi rivedendo immagini di un tempo passato ancora vivide nella mia mente.

    “Quel Giorno la pioggia scendeva abbondantemente,i campi erano ormai pregni, la terra si mescolava a quell’acqua divenendo argillosa Felora, mia madre, piangente appoggiava il viso straziato dal dolore sulla spalla di Raimond, mio padre … I rintocchi delle campane suonavano sventura sfocata dalle lacrime la salma di Orion era dinnanzi ai nostri occhi.”

    Un brivido mi percorse la schiena quando gli occhi riaprii , un uomo dalle vesti Consacrate una spada d'argento fiammeggiante su uno scudo rosso sangue ,si apprestava all’entrata del Tempio esclamando “sono Callister
    Sono in cerca di” Taursil “… Mi alzai di scatto , mi avvicinai a colui che chiedeva di me.
    Una triste verità stava per essermi svelata.
    MI guardò fisso con aria turbata, lentamente inizio a descrivere l’accaduto “Un sacrilegio una inquietante situazione sta aggravando la serenità della tua Famiglia. Coloro che ancora portano in grembo il dolore della perdita di un figlio hanno veduto la Dimora di Orion saccheggiata dai suoi averi” …
    A quelle parole il tempo si fermò , il cuore batteva all’impazzata,i brividi percorrevano il corpo , il fiato si faceva sempre più corto .. i pugni venivano stretti un urlo soffocato usci dalla mia gola,e l’eco riportò a me il nome di mio fratello.

    La clessidra scorreva mentre ancora incredulo ,furioso,pieno di ira rammentavo ciò che il sommo mi disse nel mentre Callister consigliò di andare verso la mia casa natale e vedere di persona l’accaduto ….
    Partii verso le porte del mio vilaggio .. rimanevo in silenzio torturandomi l’animo con pensieri di odio e di profonda tristezza … il viaggio era breve ma quel cavallo galoppava ed il tempo sembrava voler rimanere fermo ….
    Giunto nel posto in cui la salma di Orion riposava vidi quella terra smossa , un grande fossa si apriva al suolo la bara di legno ormai macera dagli anni trascorsi nel grembo vivo della terra era stata definitivamente distrutta , i resti di Orion ,però, sembravano scomparsi e con essi la sua spada .
    Mi inginocchiai con le lacrime in volto la disperazione era troppa il vuoto mi riportava all’ infanzia quando alzai lo sguardo sulla lapide ormai corrosa dal tempo, un pò di lichene affiorava su quella pietra gelida, scorsi una frase oltre il nome di mio fratello leggendo” Bane , della Rete Nera” ..
    Un urlo di rabbia usci fuori una rabbia dalle viscere , tremori ,agitazione ,costernazione… il vuoto in quegli attimi di panico,osservai la terra che calpestavo e vidi un baratro sotto di me. Nausea ….
    Callister mi fece sfogare e assistette ad attimi sgradevoli per la mia reazione Attese per un pò mi mise una mano sulla spalla e mi raccontò le sue sensazioni … piano piano mi riprendevo , mentre Callister parlava udivo le sue parole, ma ero troppo preso a cercare indizi circoscritti alla tomba tracce, cercavo tracce con ansia , ma la pioggia aveva tramutato quelle impronte in piccole pozzanghere ….

    Il tempo passava e Callister dovette tornare al Tempio .. io rimasi li a contemplare la nuda e fredda pietra .. la mente ormai vagava in passati remoti dove giustizia e benevolenza non risiedevano piu in me.

    Tre lunghi giorni passai in contemplazione dinanzi alla tomba … ma dovevo tornare .. avevo bisogno di trovare i mie Fratelli di armi .. coloro con i quali,nel tempo, strinsi un fortissimo legame di fiducia ,lealtà e rispetto

    Ripartii il viaggio fu estenuante, .. il mio corpo era stanco privo di significato … tenevo ben salde le redini del cavallo, ma era lui che scandiva il tempo della camminata fino a che ,arrivai alla piazza centrale .. caddi da cavallo , svenni .
    Riaprendo gli occhi dopo non so quanto tempo mi sono trovato Artalic , Silaiwe che erano chino su di me per cercar di farmi riprendere …. Mi poggiarono con la schiena al muro, il mio sguardo scrutava il vuoto, iniziai a vagare con le parole ,parole stentate, tra singhiozzo e un pianto soffocato.. ma con la forza dell’animo .. quella poca forza che mi era rimasta raccontai l’accaduto…..

    Coloro che erano li ascoltarono con preoccupazione il fatto , anche su loro un alone di tristezza incupiva i loro animi … anche loro presi dalla situazione vollero vedere dove era l’ultima dimora di Orion .. li accompagnai …i loro occhi rabbrividirono all’accaduto … passammo del tempo contemplare quella cruda pietra … il sole stava tramontando e un'unica voce usci dalla bocca di Silaiwe e Artalic …” Taursil avrai giustizia e uniti come sempre affronteremo questo male che ora ti coinvolge “
    “Bane che tu sia maledetto con tutti i tuoi seguaci” fu l’ultima frase che Silaiwe proferì prima di ripartire per la volta dell’Enclave

    IL tempo divenne improvvisamente un nemico ,c'era urgenza di scoprire se il destino di Orion era di divenire parte di un esercito senza vita

    Il tempo scorreva e risposte non trovavo … Domande dubbi e perplessità , mi avvolgevano, cupo era il mio sentimento .. coloro che avvicinavo erano di auspicio d aiuto ma dentro di me una solitudine non trovava pace….

    Il tempo il tempo scorre troppo velocemente per l’essenza di cui noi siamo avvolti

    Ero di ritorno nel villaggio nelle vicinanze dell’Enclave dopo una perlustrazione … Il sole splendeva i campi erano abbondanti di ogni frutto della terra .. la Vita sembrava di Rinascita, anche la popolazione tornava a vivere giorni sereni e pieni di un atmosfera allegra … bambini giocosi si rincorrevano nella piazzetta , dalle botteghe di mercanti rumori e profumi di vita quotidiana … Bene si ero compiaciuto di tutto questo Splendore ..ma d’improvviso delle urla, scalpitii di zoccoli e tutto tacque …

    Il terrore era giunto in quella piazzetta che fino a quel momento mi donava gioia … miliziani morti , cavali accasciati in terra … tutto ciò non era reale .. beffardo inganno della mia vista quando vidi creature senza linfa vitale risorgere da quei corpi straziati in terra .. il combattimento fu veloce pochi istanti…

    Io con i mie compagni non capivamo cosa stava accadendo ma i nostri animi erano turbati … da tale visione .. decidemmo di perlustrare le vie del villaggio per dare conforto a quegli umili cittadini impauriti … sembrava finito li .. un evento Macabro senza una risposta .. ci ponemmo delle domande, facemmo delle supposizioni ma a breve tempo a sud altre urla si sentirono …
    Iniziammo a galoppare come forsennati e davanti a noi si apri uno scenario Spaventoso … orde di non morti iniziarono ad attaccare ..

    Senza pensarci due volte ci mettemmo nella mischia della battaglia per aiutare i gendarmi e miliziani a scacciare questa orrenda visione … più esseri senza vita perivano e più ne risorgevano, ma per mano di Chi?

    Di Colui che si nascondeva dietro a queste fila, una maschera Rossa aveva in volto .. ma la mia attenzione si soffermò su quella spada ..quella Spada dal colore violaceo che ricordai di aver impugnato …

    Incrociai lo sguardo su Colui che si nascondeva dietro quella maschera . mi fissò e urlò il mio nome “Sarai il primo a morire “…

    Chi era quello Spirito cosi ingannato dal tempo… pochi istanti svanì …

    Sconcertato mi guardai intorno .ma una visone spezzò il mio animo .. era davanti a me uno spirito molto familiare , i mie occhi non credevano a ciò che stavo vedendo .. davanti a me avevo Orion
    Orion non più come lo ricordavo ma da Spirito .. mi mormorò delle parole ma poi svanì

    Strazianti lamenti nella mia testa .. e poi tutto tacque

    Il vecchio giorno andava alla fine .. la luna si affacciava a splendere tra le stelle ma la Mia malinconia diveniva ancora più intensa
  • shuder93shuder93 Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Rydek - elfo dei boschi ranger liv 60

    Nacqui in un semplice villaggio di contadini, fondato sull'umiltà del lavoro nei campi. Nelle mia mente risuonano ancora le dolci parole di mia madre, Litia, che da fanciullo rispondeva alle innocenti domane di un bambino. Queste le sue parole:

    <<Ruggiva il cielo tempestoso e il vento minacciava di spazzare via le abitazioni. Una notte buia; neppure l'argentea luce della Luna o le stelle illuminavano il nostro villaggio. Le dimora erano inondate del calore dei camini e dal dolce profumo di torte di mele, ma tutto ciò non scacciava l'ansia dei contadini. Come si sarebbero mostrati i campi ai loro occhi? Il raccolto di un intero anno era sicuramente distrutto, tutto in una sola notte. Tra ansia, preoccupazioni e paure una luce di speranza spazzò via l'oscurità. Il ruggito del cielo vinne zittito, le preoccupazioni estinte. Un tenero pianto di bambino echeggiava da una delle dimore, un bambino era appena nato: tu, Rydek. Ricordo il tuo dolce e roseo viso, gli occhi curiosi e quelli di tuo padre in lacrime, lacrime di gioia>>.

    Così si concludevano le dolci parole di mia madre, lasciando spazio a ricordi e ad un sorriso che ogni volta si disegnava sul suo volto. Amavo ascoltare questa storia e spesso, quando non aiutavo mio padre, Gimson, nei campi, trascorrevo ore ed ore con mia madre sui rami di un grosso albero sulla cima di una cascata. Impressi nella mia mente i giorni trascorsi con lei, adornati dai suoni della natura; l'incessante scrosciare della cascata, il canto degli uccellini e lo zampettare delle piccole creature della natura costituivano un ancestrale canto in onore del nostro legame. Una vita tranquilla, non credete? Anch'io ne era certo, anzi, a volte pensavo che l'essenza stessa della perfezione si fosse incarnata nella mia vita. Ma tutto ha una fine, perfino ciò che rappresentano le nostre fondamenta.

    Era un caldo pomeriggio, come tanti, e soltanto le verdi fronde del grande albero potevano dar un po’ di sollievo. Un dolce sorriso sul volto della madre, un sorriso che riusciva a rasserenare il mio animo. Accadde tutto all'improvviso, come i rapidi lampi che illuminavano il cielo in quella buia notte. Il ramo su cui sedevamo aveva una forma biforcuta; su uno dei due rami sedevo io, mentre mia madre trovava riposo alle stanche membra sul secondo ramo. Non ne comprendo ancora la causa, il fine di ciò che accade. Il ramo su sui sedeva lei, su cui trascorrevamo ore ed ore, si spezzò. Cercai di afferrarla, cercai di salvarla... tutto inutile! Riuscii soltanto a sfiorare le sue dita, a percepire un'ultima volta il calore delle sue mani; calore che ben presto avrebbe lasciato l'elfico corpo, disperdendosi tra le acque della cascata sottostante.

    Adesso conoscete la mia storia. Una storia come tante? Non auguro a nessuno una vita simile. Delle lunghe giornate, della sua candida voce, del suo dolce sorriso... ricordi, ecco cosa rimane. Ma la gioventù risiede ancora in me, quindi, non mi resta che trovare la mia strada. Una luce di speranza ho portato in quella notte e lei mi ha ripagato con i suoi insegnamenti; non avrei potuto ricevere dono più grande.

    [email protected]
  • miraggioduemiraggiodue Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Biografia di Miraggio, guerriero pesantemente armato

    Bara a carte, ruba a quattro mani e corri veloce, è il motto di questo onesto gentiluomo. Figlio secondogenito di una coppia di umani, il padre ex avventuriero ora membro di spicco del porto di Waterdeep mentre la madre una semplice donna onesta. Miraggio non è sempre stato un avventuriero. All'inizio infatti grazie alle conoscenze del padre riuscì facilmente a trovare lavoro come guardia portuale nella sua città. Anche un idiota sarebbe stato in grado di conservare un posto così comodo e ben pagato a vita, ma non lui, dopo continui episodi di ubriachezza molesta, falsificazioni di registri contabili e semplici traffici illeciti, massacrò a pugni un marinaio sordomuto di nome Larry il lercio.
    A nulla valsero le sue giustificazioni :" Mi aveva chiamato ahuahuhau , non potevo fargliela passare !" A causa di quest'ultima azione signorile fu radiato e licenziato senza possibilità d'appello, e sapendo che il padre lo avrebbe sicuramente ammazzato decise di giocare d'anticipo: approfittando della casa libera avrebbe rubato il patrimonio di famiglia per poi darsi alla fuga, dedicandosi ad una vita di taverne, alcol e donne. Purtroppo però il genitore era un uomo molto astuto ed intuendo il piano del figlio, lo prese di sorpresa. Miraggio riuscì a malapena a salvarsi lanciandosi dalla finestra del secondo piano, ancora ricorda le ultime amorevoli parole del padre :" LURIDO FIGLIO DI P(censura) IO TI AMMAZZO !!". Nonostante gli ultimi gentili saluti del genitore però, riuscì a rubare una buona parte del patrimonio di famiglia e ormai convinto che fosse fatta, si recò alla prima taverna fuori città. Alcol e donne erano già a sua disposizione, fino a che non entrò all'interno dell'edificio un nano, alla sua vista non tardò la sfida autodistruttiva : Una gara di bevute. Arrivati al dodicesimo giro di birre nessuno voleva cedere o sarebbe stato costretto a pagare il conto, i due ormai provati nello spirito dopo uno sguardo negli occhi presero una fuga disperata lasciandosi alle spalle un barista infuriato che li salutava gentilmente :” FERMATE QUEI LADRI SCHIFOSI!”. Dopo quella piccola avventura il nostro eroe capì di aver trovato un socio perfetto per le sue malefatte : Griswold il nano ; egli non solo era un guerriero abile, ma anche un ladro a 6 mani che gli diede una valida informazione : vicino alla cittadina di Neverwinter vi erano molti luoghi pieni di tesori da rubare/reclamare di cui nessuno aveva la proprietà, si stava parlando difatti di furto legalizzato, il crimine perfetto. Spinti da questa prospettiva di guadagno facile i due si coalizzarono per partire alla volta di un futuro roseo e disonesto di saccheggio a dieci mani. Per risparmiare 2 monete d’oro decisero di salire sulla prima nave in partenza da Waterdeep, rassicurati dalle parole del capitano :”Che potrà mai succedere andando in nave? Fidatevi arriveremo a Neverwinter senza problemi e prima del tramonto”. Quando ormai il viaggio fu iniziato e l’imbarcazione si avviava dolcemente sul mare, la quiete fu interrotta dalla voce gentile del padre di Miraggio che gridava dal molo con voce amorevole :” TI TROVERò PRIMA O POI MALEDETTO, E GIURO CHE TI UCCIDERò !”
  • stemavedastemaveda Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Koinar "Biografia"

    Avevo appena smesso di dare di stomaco per la quarta volta, sperando che un po’ di birra me lo risistemasse, quando sentii le grida dei marinai sul ponte, giungere allarmate fin sotto coperta.
    Il mare!.. *impreca* ..possibile che un nano sia costretto a sopportare tale abominio liquido?!
    Acqua! Acqua! ..e Acqua!.. invece di solida e accogliente Roccia.
    Erano passate poche lune da quando era stato costretto ad imbarcarmi su questa bettola galleggiante , ma non avevo avuto scelta; se volevo sopravvivere dovevo giungere il più vicino possibile a casa, al Nord, tra i monti rocciosi dove risiede il mio Clan. La caccia al tesoro era cominciata circa due cicli di luna prima, quando mio padre Koinor Lungabirra decise di affidarmi il mio primo incarico come guerriero del Clan. Ogni guerriero deve portare a termine la sua prima missione, se vuole sedere al Gran Consiglio delle Asce e partecipare attivamente alla vita del suo popolo. “Onore e Gloria ai combattenti”, così si è soliti declamare alle sedute del Gran consiglio, ma non avrei mai pensato, che in un popolo come il mio, le regole fossero tanto numerose, quanto lo sono le tradizioni. Puah!! Regole, leggi, mandati, accordi… Puah! *sputa*….un buon colpo di spada! Altro che ciance.
    Ma evidentemente, la saggezza non è mai stata il mio forte, seguo l’istinto, come quando capii che per diventare un paladino della mia razza avrei dovuto assolutamente rispettare le regole e sottostare a tante di quelle direttive che facevo prima a diventare astemio.
    Per mille birre!.. Io amo combattere! Almeno quanto amo bere buona birra, ma non ho tutta quella pazienza per gli insegnamenti, le decisioni…. Buttarsi a capofitto nella mischia! Quella è la miglior cosa .. e se al posto di una spada, dovessi trovarmi tra le mani un bastone… Beh picchierei con quello e non farei tanti problemi sulla nobiltà del pezzo di legno!
    Ad ogni buon modo, mi sono ritrovato sulla strada verso Sud, con un tomo di mio padre nella sacca, da consegnare ad un certo taverniere di non ricordo più quale locanda, ma ben presto capii che quel tomo doveva avere più valore di quanto credessi. Durante il mio viaggio venni più volte avvistato e inseguito da alcuni sporchi pirati, creature indegne come la loro altezza. Beh, non abbiamo mai avuto un rapporto, come dire, idilliaco, io e mio padre, ma poteva avvertirmi che quel tomo faceva gola a qualcuno e che la strada sarebbe stata piena di pericoli. Per stizza, anche se mi era stato proibito, diedi un’occhiata al contenuto di quel manoscritto. Restai allibito nell’apprendere che si trattava della ricetta della Birra, che il mio Clan si tramanda da anni. Che la Bionda bevanda giustificasse l’attacco dei Pirati era chiaro, avidi commercianti come loro avevano sicuramente un lucroso interesse nel venirne in possesso, ma perché affidarla proprio a me? Forse perché amavo la Nanica Bevanda più delle regole e della mia stessa spada. Umhff *sorride* quel cocciuto vecchio forse contava su questo. Come dargli torto.
    Ed ora, che altro diamine stava accadendo? Con rabbia e con le budella sotto sopra cercai di raggiungere il ponte per inveire sul comandante e la sua ciurma di gambe-lunghe, che evidentemente non erano capaci di far dimenare la loro bagnarola, meno del sedere di certe umane.
    Sul ponte regnava la confusione più totale. Le vele dell’imbarcazione sventolavano stracciate e umide come se un gigante vi si fosse asciugato il naso dopo uno starnuto. Il vento e la pioggia percuotevano il mio muso come mille punture di insetto, ringraziai Moradin di essersi preso i mie peli sul capo, così da non avere altro fastidio sugli occhi.
    Raggiunsi il capitano della nave, intento ad urlare ordini ai suoi uomini.
    Che diavolo succede?.. questa baracca non regge il mare?-
    Torna in cabina a rigirarti le budella Nano! Qui sei solo di impiccio!-
    Come osate?. .ho pagato la bellezza di 20 monete d’oro per salire su questa bagnarola!-
    Beh?! Sono pronto a restituirvele se solo riusciamo ad uscire Vivi da questa Tempesta!- continuò urlando sopra il frastuono del mare in burrasca- Ma sarò costretto a scaricarvi prima della nostra meta, sempre ché non vorrete tornare al Nord con noi per le riparazioni?!-
    Voi avete promesso…- venni interrotto da un'onda che mi infradiciò dalla testa ai piedi e che per poco non mi gettò in mare.
    Si! Ma non possiamo fare altro.. o vi scarico nel porto più vicino o tornate indietro con noi!-
    E quale sarebbe il posto più vicino?!- Chiesi aggrappandomi ad una delle sartie per non perdere l’equilibrio.
    Beh, siamo molto vicini alla costa..più precisamente a Neverwinter.. è la città più vicina!!!....

    Il comandante non fece in tempo a urlarmi l'ultima frase, che un boato squarciò l'ululato del vento, la nave si scosse violentemente e io mi ritrovai gambe all'aria.....dopo di chè.. il Buio..
  • innakisinnakis Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Nakisur ha saputo ben poco dei suoi genitori. Sembra che la madre fosse stata rinnegata dal popolo elfico, dopo che contravvenne al volere dei genitori per seguire un avventuriero. Purtroppo sopravvisse poco nelle terre selvagge in cui dovette seguire il compagno, ma a detta del padre la loro breve vita insieme fu felice. Anche il padre scomparve, dopo aver portato il figlio da alcuni parenti nella città di Baldur's Gate.
    Da allora Nakisur sente l'impulso di fuggire il caos della vita cittadina per tuffarsi in territori inesplorati, seguendo il richiamo dei boschi che fa ribollire il suo sangue elfico. Svolgendo qualche lavoro a Baldur's Gate era riuscito a raccogliere una piccola somma con la quale imbarcarsi, ma il destino ha voluto che naufragasse nei pressi di un'altra citta, Neverwinter, perdendo tutti i suoi averi. Così deve ricominciare a guadagnarsi la libertà, ma per fortuna la città sembra averlo accolto bene.
    Forse si tratterrà un po', così magari potrà scoprire qualcosa di più di suo padre e del perché sia sparito. Sembra infatti che sia passato da queste parti durante i suoi viaggi, forse qualcuno lo ricorda e potrà aiutare Nakisur nella sua ricerca. L'unico indizio che ha è lo stemma sull'armatura di un uomo che suo padre incontrò, subito prima di sparire. E' uno dei pochi ricordi che conserva, ma fino ad ora non è riuscito a trovare nessuno che abbia saputo fornirgli informazioni a riguardo...
  • peppita83peppita83 Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Al largo della costa occidentale di Faerun,nell'arcipelago delle isole Moonshae,si era scatenata una tempesta catastrofica.I fulmini squarciarono cieli e terra in una furia brutale,l'acqua si portò via in una furia folle ogni genere di forma vivente...Nulla sembrava potesse sopravvivere a quell'inferno.
    Furono davvero pochi gli umani che sopravvissero a quella immane strage,ma quei pochi si adoperarono a rimettere in ordine quel caos.
    Fu così che Ambra e Tobur trovarono sulla riva del fiume Tempuran,dedicato al Dio dei guerrieri,una bimba....tremava ed era indefesa e portava in viso diverse cicatrici,così decisero di prenderla come loro figlia.
    Peppi,così la chiamarono,crebbe senza origine,ma amata dai genitori.Il suo carattere determinato non tardò a trapelare anche se un velo di tristezza era insito nel suo sguardo...nascondeva un segreto,tremendo e orribile che la logorava inesorabilemente.
    Un incubo la tormentava tutte le notti...una risata...solamente una risata...e poi un risveglio carico di rabbia e una furia omicida la pervadeva senza poterlo controllare.
    Una mattina all'alba di ritorno da un addestramento trovò il suo accampamento in fiamme...il colore del fuoco si mischiava a quello rosso del cielo e il fumo nero impediva la visione...
    A un certo punto una risata,quella terribile risata e una mano che strozzava suo padre Tobur; un solo sguardo ci fu tra lei e il padre che con voce soffocata emise le ultime parole "Va figlia di Valindra,uccidi tua madre"...poi la mano di Valindra lo lasciò per scatenare la sua furia contro Peppi.
    L'ultimo gesto di Tobur fu quello di incrociare la sua mano con quella di Ambra già priva di vita.
    Poi....nessun ricordo se non quello di un cerchio di luce d'orata che impedidì a Valindra di prosciugare la vita di Peppi.
    Si risvegliò col fuoco ancora negli occhi e il cuore compresso in un dolore straziante...a tendergli la mano Thorm Lightbringer,poche le sue parole: "Uccideremo tua madre insieme".
    Lo scopo di Peppi è quello di strappare il cuore nero della sua malvagia madre e depositarlo nella tomba dei genitori che l'hanno cresciuta con l'aiuto della "Sacra Legione Italiana",addestrando i suoi seguaci in un odio senza limiti per riportare l'armonia a Faerun!
    (SCUSA MAMMA!lol)
  • rennyforrennyfor Avventuriero Post: 2
    modificato febbraio 2014
    La storia di Malykah inizia un giorno di tanti anni fa quando un gruppo di coraggiosi soldati armati sopratutto di indomito coraggio, decise di attaccare un insediazione drow della valle di rothè. La battaglia fu rovinosa x entrambe le fazioni i drow vennero sgomitati e pochissimi sopravvissero tra gli uomini di Lord Neverember, uno di loro era Edgard giovane recluta un cuore tanto impavido quanto tenero fiero nano amante delle battagle, pattugliando il campo di battaglia dopo la lotta efferata in cerca di superstiti a cui prestare soccorso Edgard sobbalzò quando il silenzio venne squarciato dal gemito di un ifante, sguendo il suono Edgard trovò una piccola drow stretta nell'ultimo abbraccio della madre ormai priva di vita, la neonata dalla pelle di ossidiana era avvolta in una fascia pregiata di seta di ragno nera e viola decorata da uno stemma casale e la donna che la portava con se era palesemente un alta sacerdotessa di Lolth. Edgard prese in braccio la bambina che piangeva cercando impacciatamente di cullarla quando la piccola afferrò la barba rossa del nano e con sorpresa del nano smise di piangere.
    Edgard pensò che se una creatura cosi piccola e indifesa era soppravissuta ad una tale violenta battaglia doveva avere sicuramente il favore degli dei e sicuramente era destinata a compiere grandi imprese.
    Si sbarazzo del velo pregiato, gia sarebbe stato difficile convincere i comilitoni a risparmiare la vita ad un drow x quanto piccolo e sicuramente sarebbe stato più difficile se avessero saputo le sue nobili origini.
    Alla fine dopo un accuorato discorso sulla innocenza degli infanti e sulla possibilita di un educazione degna di un nano Edgard ebbe il permesso di portare con se la bambina a Waterdeep.
    -Ti chiamerò Malykah che significa regina per far si che rimanga in te qualcosa del tuo passato perchè per qnt oscuro è giusto che tutti ne abbiano uno, ma non temere bambina mia tu crescerai baciata dai raggi del sole di Pelor, correrai nei prati di Elonna e scaverai le montagne di Moryadin.
    Passavano gli anni Malykah cresceva sana e forte il buon Edgard cammuffandoli in giochi faceva fare duri allenamenti combattivi alla bambina che mostrava un innato talento x l'arte della furtività, ma un velo di tristezza accompagnava sempre lo sguardo della piccola Malykah, tristezza nutrita dalla diffidenza delle persone che la circondavano e la evitavano facendola sentire un pesce fuor d'acqua.
    -Padre perche gli altri bambini non vogliono giocare con me?
    -Perchè non ti capiscono e la gente tende ad aver timore di cio che non capisce.
    -Allora rimarrò sola per sempre?
    -Tu sei speciale piccola mia e hai davanti a te un grande futuro, ma dovrai impegnarti piu di chiunque altro se vorrai essere acettata!
    Haimè la guida del saggio Edgard finì di li a poco quando la spellplaughe se lo portò via lasciando ancora una volta sola la piccola drow, che ancora una volta sopravvive ad una grande violenza.
    Negli anni sucessivi esclusa da tutti per via della sua carnagione riconosciuta da tutti come segno di malignità, fu la necessita a sopravvivere ad allenare la giovane Malykah tra furti e truffe e avventure di vario gene < bisogna fare quello che bisogna fare> si ripeteva x mettere a tacere la coscienza. Quella vita fece crescere troppo in fretta la ragazza che diventò una giovane donna, ma Malykah non dimenticò gli insegnamenti del padre anzi ne fece tesoro e appena raggiunse l'età adatta entrò a far parte delle truppe di Lord Neverember giurando di dedicare la sua vita alla protezione di Neverwinter.
    Durante la sua carriera Malykah ebbe anche degli incarichi nella valle di Rothè proprio dove tutto era cominciato, lei inconsapevole di tutto calpesto senza fare caso lo stesso suolo dove anni prima il sangue della sua gente era stato versato, dove lei era stata salvata da un nano dal cuore tenero, dove il suo destino ebbe uno svolta, eppure lei svolse la missione affidatagli e una volta portata a termine passò oltre.
    Attualmente malykah si impegna nella salvaguardia di Sharandar combattendo il reame di Malabog, le imprese compiute in passato gli hanno fatto guadagnare onore e fama in tutto il reame e ovunque vada è ben acetta... certo ancora oggi qualcuno la teme ma non più per il colore della sua pelle, ora temono la sua lama!!!
    Malykah eroe leggendario ladro ingannatore livello 60 solo gli dei sanno cosa riserva il suo futuro . . .
    Ps. mi scuso x eventuali errori(orrori) di battitura
  • kirya8kirya8 Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Il mio nome è Kirya di Cormyr.
    Sono nata nella famiglia Wolfsbane, terza di cinque fratelli e prima femmina nata dall'unione di Meridon Wolfsbane e Selya Waterglare. Questo mi predestinava dalla nascita a seguire le orme di mia madre e divenire sacerdotessa di Corellon. Fin dalla più tenera età fui allevata nella Sua fede ed addestrata a divenire Sua servitrice. Quello che i miei genitori non capivano era perché, quando compii sedici anni, Corellon non si fosse ancora manifestato per consacrarmi nonostante le ore di preghiera e meditazione. Io però sapevo da tempo che non era quello il mio destino. Mentre Corellon rifiutava di benedirmi, Selûne, la dolce dea della notte mi chiamava a se, mi parlava con la sua pallida luce ogni volta che riuscivo a sfuggire alla sorveglianza di mia madre per rifugiarmi nella foresta. Finalmente, quando mia sorella Dena a sette anni fu scelta dal dio del nostro popolo, fui libera di seguire la mia strada.Per compensare la delusione dei miei genitori, e al tempo stesso allontanarmi da coloro che per anni mi avevano costretta a negare le mie inclinazioni, mi arruolai nell'Esercito del Drago Viola. Invece, fui cacciata di casa per aver scelto un mestiere inadatto alla mia nobile famiglia. Per alcuni anni rimasi lontana da casa, addestrandomi nell'uso della spada e, soprattutto, dell'arco prima e combattendo nell'esercito poi.
    Fu solo per il mio ventitreesimo compleanno che ebbi di nuovo notizie della mia famiglia, tramite una lettera di mio padre. Erano solo due righe in cui mi pregava di tornare a casa il prima possibile. Nient'altro.
    Trovai solo mio padre ad aspettarmi. Mia madre era al tempio a pregare, mi disse. Non mi abbracciò, non mi chiese come mi trovassi nell'esercito o cosa avessi fatto da quando ero partita. Si limitò a spiegare che avevano bisogno del mio aiuto: mia sorella era sparita improvvisamente dal tempio un mese prima e non avevano più avuto sue notizie.
    Per quanto ferita dal comportamento dei miei genitori, l'affetto verso mia sorella e il senso del dovere mi spinsero a iniziare le ricerche. Presto mi convinsi che gli orchi non fossero coinvolti (eravamo troppo lontani dal confine) ed il fatto che fosse stata presa di mira una sacerdotessa mi portò a sospettare dei drow. Seguendo voci, più che prove, su una spedizione drow segnalata in alcuni villaggi, mi spostai a ovest, fino alla Valle Grigia. Una sera, trovai l'accampamento di un drow solitario e lo attaccai senza pensarci su. Lui reagì prontamente, e con mia grande sorpresa mi tenne testa. Combattemmo a ungo, finché non crollammo entrambi, esausti ma illesi. Approfittando del fatto che eravamo entrambi inoffensivi, il drow mi spiegò di aver lasciato il suo popolo e di aver intrapreso la strada dell'avventuriero nel mondo di superficie. Pur non fidandomi, vidi in lui un possibile alleato e gli spiegai la mia missione. Acconsentì prontamente ad aiutarmi, ma ancora non ci fidavamo l'uno dell'altra, finché alcune sere dopo non ci trovammo per caso a parlare entrambi alla luna. Anche lui era una creatura della luna, un seguace di Selûne e non di Lolth come pensavo, e ciò creò tra noi un forte legame. Egli mi condusse nelle profondità del Northdark, sua patria d'origine, fino a un tempio di Lolth dove i drow intendevano sacrificare mia sorella, in quanto sacerdotessa di Corellon, alla Dea Ragno. Lottando fianco a fianco, riuscimmo a interrompere il rituale e fuggire con lei, per quanto braccati dai drow. Una volta in superficie, fuggimmo il più rapidamente possibile verso casa. Durante il lungo viaggio, io e il drow, chiamato Lygor, scoprimmo che tra noi non solo c'era fiducia, ma era nato un sentimento più forte della semplice amicizia. All'ingresso del Regno della Foresta, le guardie rifiutarono di farlo entrare e fu costretto a lasciarci. Col cuore in tumulto riportai mia sorella a casa e tornai ai miei doveri nell'esercito, ma niente era più come prima. Mi sentivo intrappolata tra le marce sotto il sole, la gerarchia e le imposizioni degli ordini. Mi trovai a dover scegliere tra la vita del soldato con una paga fissa ma senza possibilità di scelte e la vita libera ma senza sicurezze dell'avventuriero. Tra marciare con la mia gente e correre con l'uomo che amavo sotto lo sguardo della nostra dea protettrice.
    Così partii per Neverwinter.
  • cybernella2cybernella2 Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Mamiya - Biografia

    Ebbe natali nell'anno dell' infausta epidemia di peste che ivi decimò la quasi totalità del volgo della città di Luruar, a ciò vi giunse la complicanza che pater e genitrice furon anch'essi trapassati et la sventurata nascitura fu indi adottata dal clero che magistralmente insegnò alla fanciulla l'arte della cura.
    Al compimento della maggiore età, cotal sì soave donzella prestamente s'adoprò a rinsavir tutti color i quali necessitavan di cure, in special misura le genti tutte atte a battere co lor ferro e stregonerie ognunque vil sinistro ceffo.
    Esta audibile favella atta è a rimembrar come la chierica aquisì l'appellativo di "Santa".
  • hideosuzukihideosuzuki Avventuriero Post: 1 Arc Utente
    modificato febbraio 2014
    Il cielo era limpido tanto da poter scorgere i picchi innevati delle maestose montagne a sud-ovest e il sole splendeva su tutta la vallata e la foresta illuminando la città caduta. Lasciandosi alle spalle il rabbioso monte Hotenow, Aris riprese il suo viaggio ormai quasi giunto al termine. Il suo destriero dal bianco manto, con la forza di 10 cavalli, fendeva l’aria percorrendo 30 passi d’uomo con un solo balzo. Una scia di polvere li seguiva, in un lampo raggiunsero la base del vulcano.
    Il sole brillava più del solito sulle case e nei vicoli quasi a voler donare conforto e speranza agli operosi cittadini impegnati nella ricostruzione dell’antica città di Neverwinter.
    Oltrepassato il cancello est c’era una moltitudine di persone, avventurieri da ogni dove in cerca di fama e di gloria. Chi intento a trovare l’arma più affilata e pericolosa, chi ad ammirare le cavalcature esotiche arrivate con l’ultimo sbarco della mattina.
    Dal cappuccio del grigio mantello che la celava allo sguardo dei passanti, l’aria fresca e frizzante toccò la pelle nivea di Aris. Dopo un rapido sguardo a quelle scene di quotidianità, a lei poco familiari, a passo svelto e deciso imboccò la strada Coriol svanendo tra la folla.
    Qualcosa l’aveva turbata, l’incosciente tranquillità della popolazione. Vedeva oltre il sole, le risate, i festeggiamenti appena indetti in onore del Dio Tymora. La pace che si respirava era solo apparente. Il suo sguardo di ghiaccio penetrava le fessure, i muri spessi e imponenti delle fortificazioni, le fronde della foresta fino a scorgere le tenebre nel suo profondo.
    C’era ancora molto da fare per riportare la pace su tutta la costa, forze oscure si erano risvegliate dopo l’attacco di Valindra. Serpeggiavano, osservavano, si insinuavano in ogni spazio non custodito.


    Aris proveniva dall’estremo nord in cui il sole riusciva a penetrare con i suoi raggi solo in estate. Le terre buie e selvagge da sempre governate con la forza della spada e della barbarie, che tuttavia custodivano anche arcani saperi legati all’origine della magia e delle forze che la manipolavano. Conoscenze celate alla maggior parte degli altri popoli.
    Apparteneva a un antica dinastia di re che da sempre governava quei territori. Ultima di 4 fratelli, il suo destino sembrava segnato. Era stata promessa in sposa al primo figlio del consigliere personale del re.
    Inspiegabilmente suscitava una certa soggezione e rispetto nel padre, tanto da aver ottenuto diverse libertà. Era stata introdotta allo studio degli antichi saperi dai Tre Veggenti. Aveva appreso l’arte del combattimento, verso la quale dimostrò indubbio talento, più dei suoi stessi fratelli. Il suo Signore e padre era tuttavia consumato dai piaceri e ormai stanco di governare stava portando il suo regno allo sbando. Afflitta dalle sorti della sua gente, e vedendo che i fratelli erano pronti a spartirsi le terre alla morte del padre, i suoi grandi occhi neri sempre più spesso erano imbevuti di mille gocce di rabbia.
    Una sera di luna piena Aris si svegliò di colpo sentendo un improvviso e naturale richiamo provenire dalla Foresta Ombrosa che osservava a lungo dalla finestra della sua stanza. Indossò l armatura e salì in sella al cavallo più veloce che c’era nelle scuderie. Cavalcò bramando il folto della foresta come non mai, quel luogo che l aveva da sempre terrorizzata, sapendo che di lì a poco sarebbero cambiate le sue sorti e avrebbe incontrato ciò che l’avrebbe aiutata a compiere il proprio destino.
    Passarono giorni e giorni in cui ogni servo del Nero Castello perlustrò da cima a fondo ogni centimetro delle terre del reame, finché una mattina colma di nebbia dal cancello sud non fu avvistata una figura avanzare dalla radura. Una figura più scusa della notte delle terre selvagge, emanava un aura sinistra, sembrava dirigersi dentro il castello. Dal terrore una vedetta cadde dal bastione morendo.
    Dieci lune trascorsero da quel giorno. Il castello e le terre circostanti, i villaggi dei contadini, i campi, i pascoli, i corsi d’acqua, la grande foresta fino ai confini del regno parevano immutate, eppure così non era. Ora sul trono della fortezza nera sedeva una snella figura dai capelli corvini. Una delegazione dei forgiatori di armi di tutto il regno era assiepata al cospetto del sovrano che li ascoltava con attenzione. Aris aveva riunificato le sue genti sotto di se, rompendo il patto con i signori feudali che grazie al benestare del vecchio sovrano avevano portato le terre in concessione alla rovina, flagellando la popolazione con soprusi e violenze. Alla destra del trono c’erano i fratelli di Aris tranne uno. Il primogenito era fuggito dopo l’abdicazione del padre a favore della figlia minore, cosa impensabile fino a quel momento e per molti secoli a venire. La sua storia passò di bocca in bocca fino a raggiungere le terre a sud dove divenendo la leggendaria Lama Ombrosa.
    Cosa sia successo quella notte di 10 lune fa solo i 3 veggenti ne sono a conoscenza. Nessuno di loro però si sarebbe aspettato che Aris uscisse indenne dall’incontro con quelle oscure creature. Dopotutto l’unico che ci aveva provato, un precedente veggente che voleva carpire il potere di quegli esseri, ne fu consumato all’istante. Aris era l’unica finora che era riuscita ad accogliere le tenebre rimanendo pura. Questo le donò una forza e uno spirito sovrannaturali che avrebbe messo, da lì in poi, al servizio della pace e della giustizia, e che la portò quindi a raggiungere le terre a sud per annientare definitivamente la minaccia di Valindra.
  • ilmatteoilmatteo Avventuriero Post: 1
    modificato febbraio 2014
    Il nord andrà bene. Tutto sembrava meglio di quel buio, buio che consumava la gente fin dentro alle ossa. Il silenzio delle montagne stava divorando lo sguardo di quelli che le abitavano, che avevano sprecato la loro esistenza a concimarle del proprio sangue. No, doveva esserci qualcosa oltre la linea rocciosa che separava gli occhi dalla vita, la vita vera.
    Si diceva che il Nord fosse un posto migliore, che ci fosse posto per tutti, che chiunque avesse del talento e delle capacità avrebbe avuto la possibilità di vederle fruttare. La lama gli brillava al fianco, ecco dove era tutto il suo talento. Le sue dita carezzavano l’emblema che ornava l’elsa della spada, stemma di una nobiltà scomposta, ormai polvere sotto i colpi degli eventi. Ma quell’emblema, giurò, avrebbe visto ancora la gloria, sarebbe tornato a ruggire imperioso sopra ai campi di battaglia.
    Nessuno, là dove era nato, era capace di tenergli testa. Nessuno. Ma quello era un pozzo, era facile farsi principe tra i paesani. Ora c’era il mare aperto da solcare, un nuovo caldo destino da piegare con la forza della propria tenacia.
    Drigo sorrise, era stato un lungo viaggio, ma finalmente si intravedevano all’orizzonte i bastioni di Neverwinter. Presto avrebbe rimesso i piedi sulla terraferma e finalmente avrebbe potuto dimostrare al mondo chi era e cosa era destinato a diventare. Non sapeva ancora che tra tutti i mostri abbattuti o da abbattere non ce ne era nessuno duro da sconfiggere come quelli che gli vivevano nell’anima.
    Ma Neverwinter, ora, era davvero vicina, presto tutto sarebbe andato per il meglio.
    Solo un minaccioso volteggiare d’ali, ali enormi e minacciose sulla nave, lo riportò alla realtà…
  • malena91malena91 Avventuriero Post: 1,519 Arc Utente
    modificato febbraio 2014
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